Come può un’impresa o un’organizzazione innovare senza tradire il suo passato?
Per rispondere a questa domanda parto da un’esperienza personale.
Da alcuni anni ho incominciato a studiare la storia della mia famiglia paterna. Sapevo di appartenere alla quarta generazione di avvocati, ma non ero al corrente di come fosse iniziata e proseguita questa tradizione familiare che ha percorso un viaggio da Napoli a Milano.
Da foto ingiallite, atti difensivi del mio bisnonno che a quei tempi venivano rilegati in un libro e dai racconti di parenti ho scoperto che il mio trisavolo Luigi Menichino era proprietario di terre agricole a Terzigno, un paese ai piedi del Vesuvio. Voleva che uno dei tre figli maschi facesse l’avvocato per aiutarlo con i mezzadri e gli affittuari. Così il mio bisnonno Pasquale alla fine dell’Ottocento divenne avvocato ed esercitò a Napoli. Poi mio nonno Luigi, anche lui diventato avvocato, nel 1931 si stabilì a Milano perché, come si raccontava nella storia di famiglia, là non c’era abbastanza lavoro. Mio padre Filippo si dedicò con anima e cuore al diritto del lavoro specializzandosi nei primi anni sessanta in questa materia in tempi in cui i giuslavoristi erano ancora pochi.
Ognuno dei miei progenitori innovò nel suo campo a suo modo e con le proprie forze e uscì dalla propria comfort zone.
Come ultimo anello di una catena familiare di avvocati mi sono trovata, come unica donna avvocato e poco incline alle battaglie nei tribunali, a occuparmi di mediazione a partire dai primi anni duemila e poi di gestione consensuale dei conflitti. Avevo sperimentato che cercare di raggiungere accordi mi dava più soddisfazione e che questo modo di lavorare, nei casi in cui era possibile, consentisse di sanare le relazioni professionali e personali, di risparmiare i costi di una causa, di salvare l’immagine di una persona o di un’organizzazione.
Scoprire il mio passato di famiglia mi ha consentito di dare un senso e un ordine al mio presente anche per progettare il mio futuro.
Da questa consapevolezza è nata l’idea di portare questo approccio anche nel mondo delle aziende e organizzazioni per consentire loro di andare verso il nuovo senza perdere la propria identità storica.
Ritorno quindi ora alla domanda iniziale “Come può un’impresa e un’organizzazione innovare senza tradire il suo passato?”
La soluzione è scoprire e ripercorrere il proprio passato e lavorare sul filo della tradizione e dell’innovazione, integrandole.
La tradizione è costituita da quello che l’impresa ha costruito con impegno e dedizione nel tempo e dalle relazioni che le persone hanno creato nel mondo del lavoro.
L’innovazione è stare al passo dei tempi e con le novità, ad esempio comprendere che il dialogo tra dipendenti e con i terzi è il bene più prezioso, per costruire relazioni durature e efficaci.
L’impresa può avere questi bisogni specifici:
- problemi con terzi fornitori (mancato pagamento di una fornitura, vizi della merce, diverse interpretazioni su tempi o qualità delle forniture)
- problemi di comunicazione con i clienti (esigenza di superare incomprensioni tra persone, avere un corretto feedback)
- divergenze di opinioni o litigi tra soci in affari o consiglieri di amministrazione, per non condividere lo stesso progetto, i costi o gli investimenti da effettuare
- mancato controllo su una situazione complessa
Attraverso strumenti nuovi, come la negoziazione collaborativa, ossia un modo di interazione umana che, attraverso il metodo e i principi della negoziazione basata sugli interessi teorizzata dalla scuola di Harvard, ha l’intento di gestire i dissidi, le incomprensioni, le divergenze di opinione e, nei casi più gravi, i conflitti, in tutti questi casi al di fuori dalle aule di giustizia.
Attraverso questo metodo le parti possono avere l’opportunità di comunicare in modo costruttivo, di esplorare i veri motivi dei loro conflitti o divergenze, al di là di quello che viene domandato o preteso, trovare insieme soluzioni nell’interesse di entrambe le parti, per arrivare alla stipulazione di accordi condivisi e sostenibili e che durino nel tempo.