Durante il periodo di lock down ai tempi del Covid-19 con le regole del distanziamento sociale e il divieto di vedersi di persona l’unico modo per entrare in relazione tra le persone è stato attraverso la tecnologia. Questa ha reso possibile lo smart working, riunioni di lavoro in videoconferenza, la didattica a distanza degli studenti e le mediazioni on line, di cui dirò in seguito. Ed anche incontri virtuali tra parenti ed amici. Ha in qualche modo soddisfatto il desiderio di socialità e attenuato la paura di quel periodo.

Questo modo di operare ed entrare in relazione ci ha investito rapidamente ed in modo imprevedibile, senza che noi acquisissimo la consapevolezza di quello che stava succedendo, ma semplicemente ci siamo adattati a usare la tecnologia in modo automatico, come l’unica risorsa possibile – ed anzi meno male che c’era – per farci incontrare. In fondo noi siamo animali sociali e come i lupi, i delfini e le balene abbiamo bisogno di entrare in relazione con gli altri esseri umani.

Credo tuttavia che sia importante porsi alcune domande per acquisire una consapevolezza di quello che ci sta succedendo ed evitare il ricorso automatico alla tecnologia.

  1. Perché scelgo la tecnologia?
  2. Come la uso, mi pongo dei limiti di tempo e di spazio?
  3. Che conseguenze ha la tecnologia sulla salute, ad esempio in termini di postura, di stanchezza visiva, di esposizione a radiazioni elettromagnetiche?
  4. Che conseguenza ha sulle relazioni umane, dal punto di vista comunicativo?
  5. Che alternative ho all’uso della tecnologia?

Ognuno troverà le proprie risposte alle domande di cui sopra. Certo è ed è importante che siamo noi a guidare il carro, a gestire la tecnologia e non sia lei, da mero mezzo o strumento per l’uomo, a diventare il fine della sua vita che crea dipendenza ed assuefazione.

Certamente la tecnologia ha, per converso, molti pregi: consente di eliminare il tempo degli spostamenti tra un luogo e l’altro, delimita lo spazio delle riunioni, ci ha dato l’occasione di fare incontri con persone lontane e creare nuove opportunità di lavoro e di relazioni.

Per quanto riguarda la mediazione telematica va osservato che questo periodo ha in qualche modo rivoluzionato il settore.

In precedenza il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 sulla mediazione civile e commerciale non aveva disciplinato la mediazione telematica, si era limitato a stabilire che fosse possibile effettuare mediazioni “con modalità telematiche” (l’art. 3, comma 4) purché il regolamento del singolo organismo di mediazione lo prevedesse. In pratica stava all’autonomia di ogni organismo stabilire regole sulla mediazione on line.

Ora l’art. 83, commi 20 bis e 20 ter della legge di conversione del 24 aprile 2020, n. 27, con modificazioni del decreto-legge 17 marzo2020, n.18 8 (“Cura Italia”) ha previsto alcune regole per consentire la mediazione on line.

Fino al 31 luglio 2020 è possibile che gli incontri di mediazione avvengano in via telematica con il sistema della videoconferenza, purché ci sia il consenso di tutte le parti, anche se il regolamento dell’organismo non lo prevede. Dopo tale data la mediazione telematica potrà essere effettuata solo se disciplinata dai regolamenti dei singoli organismi.

La procura della parte al difensore per l’assistenza in mediazione può essere apposta anche su un documento analogico, come una copia informatica per immagine, che va inviata insieme al documento di identità. L’avvocato certifica l’autografia del suo assistito apponendo la firma digitale sulla copia informatica della procura.

Ed ancora, tenuto conto che l’accordo di mediazione che definisce il conflitto, se è sottoscritto dalle parti e dai loro avvocati, ha l’efficacia di titolo esecutivo (art. 12 d. lgs. n. 28/2010) la legge di conversione n. 27/2020 al comma 20-bis prevede che nella mediazione telematica l’avvocato possa autenticare la firma del cliente apponendo la sua firma digitale. Il verbale di mediazione e il relativo accordo sono firmati dagli avvocati delle parti e dal mediatore mediante firma digitale.

Queste nuove regole impongono a ogni organismo di dotarsi di una piattaforma che garantisca la provenienza sicura delle parti partecipanti alla mediazione. Ed ancora impone, a mio parere, al mediatore alcuni ulteriori adempimenti, in particolare i seguenti:

  1. verificare la presenza simultanea delle parti, eventualmente facendosi mostrare i documenti identificativi; verificare che non ci siano altre persone partecipanti alla videoconferenza, oltre alle parti e ai loro avvocati, a meno che le parti siano d’accordo a far partecipare una terza parte;
  2. comunicare il divieto di registrazione della videoconferenza in ottemperanza all’obbligo di riservatezza previsto dalla legge;
  3. illustrare come funziona la mediazione on line e la piattaforma usata dall’organismo;
  4. spiegare la possibilità di svolgere sessioni separate con la garanzia di riservatezza (ad es. tra una parte e il suo avvocato).

Nel ruolo di mediatore o come avvocato in mediazione a mio parere occorre porsi ulteriori domande.

In fondo come professionisti nella gestione dei conflitti sappiamo che la tecnologia ha i suoi limiti: ad esempio l’utilizzo di una semplice e-mail o addirittura di whats-up per negoziare può essere pericoloso, perché le parole scritte e non comunicate a voce possono essere travisate, perché non c’è la sincronicità del dialogo, perché manca totalmente il linguaggio del corpo o la verifica di come la comunicazione del mittente sia recepita dal ricevente.

Dal punto di vista della comunicazione on line nella mediazione occorre domandarsi: cosa e come voglio comunicare di me? Che scenografia creo, dove mi posiziono nella stanza o che tipo di sfondo metto? Voglio che mi si veda solo il volto o il mezzo busto per consentire di utilizzare il linguaggio del corpo? Che colori uso nel mio vestiario? Che tipo di luce accompagna la mia conversazione, una luce naturale o elettrica? Voglio farmi vedere negli occhi e quindi guardo la telecamera o mi limito a guardare lo schermo con uno sguardo non diretto?

Queste domande sono molto importanti e meritano un attento approfondimento.

Ancora una volta la consapevolezza è una risorsa fondamentale in questo momento.